Il movimento integrato

29.02.2020 12:19

 

“… Una buona posizione eretta è quella in cui un minimo sforzo muscolare muoverà il corpo con uguale facilità in ogni direzione desiderata. 
Nella posizione eretta non ci deve essere alcuno sforzo muscolare derivante dal controllo volontario …”
(Feldenkrais, 1978)

La struttura umana può essere suddivisa per semplicità in una parte interna ed una più periferica. La parte più interna del corpo comprende il bacino, la colonna vertebrale, la cassa toracica, la testa e il loro contenuto. La parte periferica fornisce invece mobilità e interazione con l’ambiente e comprende le braccia e le gambe. L’interno fornisce supporto e stabilità all’intera struttura che è stabimente connessa al suolo attraverso catene miofasciali. In particolare la anteriore mediale (o asse aponeurotico centrale) che parte dalla lingua, prosegue caudalmente coinvolgendo tutti gli organi e le strutture anteriori e trasmette la forza dal cranio al bacino, e la catena posteriore che mette in relazione,per contiguità, tutti i muscoli dai piedi alla testa.

 

L'integrazione del movimento si sviluppa quindi da quei primi movimenti che partono dal centro del corpo, si irradiano verso la periferia e poi si contraggono nuovamente verso il centro (Aposhyan, 2004; Cohen, 1993). Tali movimenti di estensione e di flessione costruiscono il tono muscolare tanto nel centro del corpo, nella la colonna e nel collo, quanto nella periferia, nelle braccia e nelle gambe. Inoltre i movimenti che hanno origine dal centro e che sono ad esso associati, tendono ad essere stabili, coordinati ed agevoli (Aposhyan, 2004; Cohen, 1993; Kurtz e Prestera, 1976), assumendo un significato anche psicologico importante, se si considera il centro come luogo situato internamente a noi, dal quale partiamo e al quale torniamo per il recupero interiore. 

 

Ciò che inoltre connette la struttura umana nelle parti suddette, può essere sintetizzato dalla funzione della colonna vertebrale. Essa fornisce infatti un asse di congiunzione tra le parti, intorno al quale si verificano i grandi movimenti delle membra e della testa nell’interazione con l’ambiente. Questi movimenti conoscitivi implicano mobilità, espressione ed azione, ma anche solidità e sono fondamentali nello sviluppo evolutivo. 

Perciò le risorse somatiche che coinvolgono la consapevolezza del centro come stare ben saldi a terra, la respirazione e l’allineamento, forniscono un senso di stabilità interiore fisica e psicologica che supportano l’autoregolazione, intesa come la capacità dell’organismo di equilibrare l’attivazione del sistema nervoso e quindi di preservare l'equilibrio.(In partciolare tra sistema nervoso simpatico, volto alle reazioni di protezione e il sistema nervoso parasimpatico, volto a mantenere le funzioni sociali attraverso il ramo ventrale del nervo vago e quelle di riposo e rilassamento attraverso il ramo dorsale del nervo vago).

Quindi lo sviluppo del centro rappresenta una "colonna portante"per il movimento delle estremità (Kurtz e Prestera, 1976) le quali, a loro volta, attraverso interazioni positive con l’ambiente supportano la sensazione di avere un centro sicuro. Diventa pertanto fondamentale, nella prospettiva di sostenere al meglio lo sviluppo di un movimento funzionale, stabilizzare la connessione con il proprio centro, attraverso la consapevolezza della colonna vertebrale come struttura forte e flessibile. Sappiamo inoltre che il corpo deve essere allineato per sfruttare maggiormente le sue capacità, in quanto, se fuori asse, è richiesto un aumento della tensione muscolare e dell’energia per mantenersi in posizione verticale. Invece più il corpo è verticale, meno sforzo è richiesto.

È importante quindi incoraggiare l’allineamento senza però la compensazione muscolare, perché potrebbe portare ad un altro insieme di disfunzioni e di sforzi. Inoltre una visualizzazione, come immaginare di essere sollevati dalla punta della testa mentre i piedi rimangono saldamente a terra, può aiutare la colonna a raddrizzarsi e il torace a sollevarsi, il che a sua volta incrementa la respirazione.

La differente postura potrebbe inizialmente risultare scomoda se si è fortemente fuori allineamento, ma con la pratica essa diventerà sempre più confortevole. Su questo allineamento, la consapevolezza delle tendenze respiratorie e il lavoro sul respiro profondo, stimolano i movimenti centrali intrinseci. 

Una volta sviluppata questa base, bisogna poi far emergere le risorse di “orientamento” e cioè quelle capacità che ci consentono di percepire lo spazio e gli stimoli intorno a noi. Tali risorse somatiche coinvolgono in egual misura il centro e la periferia. Coinvolgono sia le rotazioni del corpo e della colonna, incluso il collo, sia i movimenti della testa e della faccia. Si potranno quindi effettuare e sperimentare i movimenti periferici delle braccia e delle gambe affinchè vengano compiuti con minore sforzo ed energia. In questo modo si impara ad eseguire i movimenti partendo dal centro del corpo per poi svilupparli attraverso movimenti periferici come camminare, correre, stendere le braccia, afferrare, aggrapparsi e lasciar andare. 

Bisogna inoltre considerare che mentre i muscoli scheletrici del centro sono più profondi e vengono impegnati muovendosi più lentamente e con maggiore precisione, quelli estrinseci sono più vicini alla superficie e tendono generalmente a muoversi più rapidamente, ma con minore precisione (ad eccezione per esempio dei movimenti della mano). Perciò i movimenti periferici che sono integrati con un nucleo stabile portano ad azioni ben coordinate e producono un senso di integrità, armonia e soddisfazione. Si è  in grado di muoversi con precisione così come anche con forza e rapidità, quando necessario. Al contrario, senza l’equilibrio interno dato dal centro, le azioni compiute dagli arti mancano di fluidità, grazia ed armonia” (Kurtz e Prestera, 1976) e i movimenti possono essere iniziati dai grandi gruppi muscolari piuttosto che da quelli più profondi. Queste tendenze fisiche generalmente appaiono normali e se ne diventa consapevoli solo quando sono così estreme da causare problemi e dolore.

Non bisogna sottovalutare nemmeno tutte quelle tensioni di origine viscerale che possono portare di conseguenza al mal adattamento del sistema muscolo scheletrico, creando disallineamenti strutturali, che metteranno in tensione costante le strutture di sostegno, portandole a lavorare in modo non ergonomico, con rischio di degenerazione e minor resistenza in caso di movimenti improvvisi. Infatti sia centro che periferia possono diventare eccessivamente tesi, nel qual caso si potrebbero avvertire sensazioni di eccessiva rigidità, mancanza di flessibilità e di mobilità, riferendo di sentirsi bloccati o doloranti. 

Diventa quindi fondamentale sviluppare l’attenzione, in modo tale da essere sempre maggiormente consapevoli della sensazione corporea e dell’azione fisica. Bisogna inoltre evitare di trasmettere la nozione secondo la quale esiste un solo modo corretto di muoversi. Con la consapevolezza si comincia  ad identificare le proprie tendenze mal adattative, a scegliere di inibirle e a decidere di iniziare e mantenere le azioni che portano invece maggiore soddisfazione e comodità.  

Per concludere, l’obiettivo non dovrebbe essere quello di imporre standard universali di postura e di movimento all’individuo, ma piuttosto di aiutarlo a coltivare la consapevolezza e la flessibilità mentale e fisica per adattarsi in maniera continuativa ai bisogni in continuo cambiamento. Quindi il controllo e la scelta rimangono sempre con il soggetto, il cui movimento, con la pratica, si auto corregge.

 

Bibliografia
  • Feldenkrais, M. (1996). Il corpo e il comportamento maturo. Sul sesso l'ansia e la forza di gravità. Ed. Astrolabio.
  • Ogden, P., Minton, K., Pain, C. (2006). Il trauma e il corpo. Manuale di psicoterapia sensomotoria. Ed.: Istituo di Scienze Cognitive.
  • Van Der Kolk, B. (2014). Il corpo accusa il colpo. Ed.:  Raffello Cortina.
  • Appunti Osteopatia.