Postura e Respiro

16.09.2014 17:18

Postura.

Il termine postura è stato sviluppato nel tempo ed utilizzato per esprimere il concetto di controllo dell’assetto corporeo, finalizzato  alla garanzia dell’equilibrio statico e dinamico del nostro corpo.

Secondo Martinelli e Parodi (2008), i tre approcci culturali che, fondendosi tra loro, hanno dato origine allo studio della postura sono:

  • La componente biomeccanica
  • La componente neurofisiologica
  • La componente psicomotoria

Alcune definizioni di Postura

Di seguito vengono riportate alcune definizioni del complesso concetto di “postura”:

  • “La postura è il risultato dell’interazione funzionale tra le componenti biomeccaniche, neurofisiologiche, psicologiche e psicomotorie dell’individuo che si evidenzia con gli atteggiamenti statici e dinamici dei segmenti corporei, variabili in relazione agli obiettivi da perseguire e agli stimoli dell’ambiente”. (Martinelli e Parodi, 2007).
  • "...la postura è espressione di un vissuto ereditato, di un vissuto personale, della formazione e deformazione culturale, di memorie dei propri traumi fisici ed emotivi, del tipo di vita e di stress che conduciamo, del tipo di lavoro e di sport a cui ci siamo assoggettati nel tempo; postura è il modo in cui respiriamo, il modo in cui stiamo in piedi, ci atteggiamo e ci rapportiamo con noi stessi e con gli altri. La nostra postura è espressione della nostra storia". (Raggi, 1998).

 

Principi generali

Analizzando il pensiero di alcuni autori, in particolare Francoise Mézières, fisioterapista francese vissuta tra il 1909 e il 1991e creatrice del metodo che porta il suo nome, e Moshe Feldenkrais (1904-1984),  ingegnere, fisico, inventore, maestro di arti marziali, studioso di sviluppo umano e creatore di un metodo di consapevolezza psicosomatica, si possono ricavare alcuni principi generali:

  • “… Una buona posizione eretta è quella in cui un minimo sforzo muscolare muoverà il corpo con uguale facilità in ogni direzione desiderata. Nella posizione eretta non ci deve essere alcuno sforzo muscolare derivante dal controllo volontario …” (Feldenkrais, 1978).
  • “… la posizione verticale è possibile e non necessita di alcuno sforzo muscolare, ma l’equilibrio è precario vista l’esiguità del poligono di sostegno … La posizione normale in piedi, comporta dei compensi lordotici per una maggiore stabilità e per i movimenti di media e grande ampiezza...” (Mézières, 1967).

Morfologia perfetta

Se per Feldenkrais non esiste una postura ideale, ma personale (Cancedda, 2007)  in cui la persona è guidata dall’insegnante ad apprendere liberamente nuovi schemi motori (sebbene una configurazione ideale sia sempre presa in considerazione come riferimento a cui tendere), Mézières basa il suo metodo sulla ricerca costante della morfologia perfetta, che lei vede nelle proporzioni della sezione aurea (metodo di suddivisione armonica che si utilizzava nelle arti e nelle scienze per ricavare le proporzioni perfette).

  • “… sarebbe meglio compenetrarsi nell’immagine delle forme perfette che sono le sole normali … Le sue proporzioni rispondono al Numero d’Oro. Il poliatleta è potenzialmente in ogni individuo …”  (Mézières, 1967).

 

Postura inefficiente:
possibili cause

 

Tra le molteplici cause che possono rendere una postura inefficiente possiamo annoverare i seguenti concetti:

  • “… quale che sia il movimento la forza viene trasmessa dal bacino alla testa, attraverso la spina dorsale … la sensazione di resistenza nasce quando le membra, il torace, le spalle o un’altra parte del corpo sono costretti a fare il lavoro dei muscoli pelvici e addominali” (Feldenkrais, 1991).

Inoltre:

  • “… la posizione normale in piedi, accentuando le curve vertebrali, accorcia gli spinali che ne sostengono gli archi …
  • La lordosi è sempre accompagnata dalla rotazione interna degli arti.
  • La lordosi coesiste sempre con il blocco del diaframma … (Mézières, 1967).

Se da una lato i movimenti nascono da un “centro funzionale”, che possiamo individuare nella zona delle pelvi, e che vengono poi trasmessi attraverso la colonna vertebrale agli arti; dall’altro possiamo considerare come la posizione in piedi è possibile grazie alle curve fisiologiche, sostenute dai  muscoli posteriori (spinali), che, seppure indispensabili per mantenerci in tale posizione, possono portare a complicazioni posturali se non vengono all’occorrenza trattati.

 

Metodi di intervento

Secondo Mézières noi siamo schiacciati dalla forza dei nostri stessi muscoli posteriori che tendono inevitabilmete ad accorciarsi, comportando tutte le problematiche annesse e da un punto di vista funzionale e da un punto di vista estetico. Per tale motivo l’unico modo per recuperare la funzione corretta è cercare di avvicinarsi sempre più alla morfologia perfetta che è intrinseca in ogni individuo.

  • “… È attraverso la normalizzazione della forma organica che si normalizza la funzione”. (Mézières, 1967)

Riducendo la lordosi, attraverso la rotazione esterna delle radici degli arti, respirando in maniera naturale e ritmata, durante un lavoro di  allungamento attivo e globale di tutti i segmenti corporei, che devono essere correttamente disposti secondo un asse di riferimento ben preciso, si cerca di riarmonizzare le parti tra loro. Tuttavia questo lavoro è ben lontano dall’essere un mero processo meccanico, in quanto l’obiettivo è sempre correlato alla presa di consapevolezza da parte del soggetto dei propri schemi posturali.

  • “… Via via che il soggetto prende coscienza e corregge lo stato dei muscoli volontari e delle articolazioni, acquista la capacità di non compiere quei particolari atti di cui in passato non aveva coscienza; ebbene egli potrà constatare  che di pari passo il corpo si allunga, sta maggiormente eretto, mentre articolazioni, spina dorsale e testa tendono verso la configurazione ideale …” (Feldenkrais, 1991).

 

La respirazione

La respirazione è una funzione biologica innata e prevalentemente involontaria; non dobbiamo imparare a respirare.

Tuttavia questa funzione istintiva a volte risulta perturbata da blocchi  che ne impediscono la libera espressione. La respirazione può essere in un certo qual modo influenzata dalla nostra volontà e può essere sfruttata per condizionare positivamente la postura e la gestione delle nostre emozioni.

Tipi di respirazione

Possiamo classificare tre tipi di respirazione:

  • Respirazione apicale o clavicolare (alta).

         È un tipo di respirazione superficiale che rimane circoscritta alla parte  

         superiore del torace e che utilizza maggiormente i muscoli delle spalle e le clavicole.

  • Respirazione toracica (media).

          È quel tipo di respirazione  maggiormente utilizzata nella nostra cultura e coinvolge            

          prevalentemente i muscoli intercostali.

  • Respirazione addominale (bassa).

         È una  respirazione efficiente e salutare che coinvolge maggiormente il muscolo  

         diaframma. (Si può ossevare durante il sonno).

 

Meccanica respiratoria

In generale, la meccanica respiratoria,  si può dividere in due fasi: inspiratoria ed espiratoria.

L’ inspirazione è attiva e richiede dispendio energetico:

  • Aumentano i diametri antero - posteriore e trasverso del torace.
  • I muscoli intercostali esterni contraendosi spostano le costole e lo sterno in alto e in avanti.
  • Il diaframma si contrae e si abbassa.

L’espirazione è passiva, restituisce energia elastica:

  • diminuiscono i diametri antero - posteriore e trasverso del torace.
  • I muscoli intercostali esterni si rilasciano e spostano le costole e lo sterno in basso e in dentro. 
  • Il diaframma si rilascia e si solleva.

 

Il diaframma

Il diaframma è il  muscolo motore  principale della respirazione e uno dei più importanti per la statica (Cittone, 1999).

Può essere così descritto:

  • Ha una forma a cupola convessa cranialmente e divide la cavità toracica da quella addominale.
  • È divisibile in due porzioni: una centrale tendinea (centro frenico), una periferica muscolare.
  • A riposo provvede al 70% dell’aria inspirata.
  • Con la sua innervazione interessa la regione cervicale (nervo frenico C3, C4, C5).
  • Influenza il cingolo scapolare, le coste e lo sterno. (Regione dorsale).
  • Con i suoi pilastri influenza la regione lombare alta e i dischi.
  • Con  le sue inserzioni intrecciate con quelle dello psoas, fissa la lordosi. (Cittone, 1999).

 

                                              

 

Il blocco diaframmatico

Rifacendosi alla definizione precedente di Mézières (“la lordosi è sempre abbinata al blocco del diaframma e alla rotazione interna degli arti”), proviamo ad approfondire questo aspetto.

  • “… Il blocco respiratorio, immobilizza le inserzioni diaframmatiche e quelle dello psoas, fissando la lordosi.
  • Dà un punto di appoggio fermo agli spinali, comportamento che implica la riduzione dei movimenti respiratori …” (Mézières, 1967)

Da queste definizioni possiamo comprendere come tale muscolo sia importante non solo nella meccanica respiratoria, bensì anche nell’assetto posturale. Il diaframma attraverso i suoi collegamenti diretti e non con tutto il corpo, influenza la statica e si può intuire come un suo blocco, spesso provocato da stati di ansia o stress cronici e inconsapevoli, possa portare a problemi non solo nella gestione della propria postura e nel movimento, ma anche nella gestione delle emozioni.

 

La respirazione nella gestione dello stress

Sono molti i metodi e le scuole che utilizzano la respirazione come “utensile” per intervenire sulla gestione dello stress (basti pensare a: Yoga, Vipassana, Qi-gong, Rebirthing). Questo è possibile perché la respirazione influenza lo stato del  sistema nervoso. 

A grandi linee il sistema nervoso è diviso in:

  • Sistema nervoso centrale, composto da:
  • Encefalo (ciò che sta nel cranio)
  • Midollo spinale (contenuto nello speco vertebrale) e con duplice funzione:
  1. Passaggio obbligato per i segnali in ingresso e in uscita della maggior parte del corpo, in quanto le vie nervose sensoriali del tronco e degli arti passano attraverso di esso, mentre i segnali motori diretti ai muscoli del tronco e degli arti devono passare attraverso le vie motorie periferiche che emergono da esso.
  2. Livello più periferico di integrazione, in quanto i circuiti nervosi dei riflessi spinali collegano le vie d’ingresso a quelle d’uscita, anche senza il coinvolgimento di livelli superiori. (Squatrito, 2002).

  • Sistema nervoso periferico. Agisce sulle risposte somatiche  agli stimoli esterni (Squatrito, 2002), trasmettendo al cervello le funzioni sensitive e dal cervello porta le istruzioni motorie ai muscoli e alle ghiandole (Parker, 2009).

                    

  • Sistema nervoso vegetativo che provvede al controllo delle funzioni viscerali involontarie critiche per l'omeostasi. È a sua volta suddiviso in:
  1. Simpatico: entra in azioni nelle situazioni di emergenza
  2. Parasimpatico: aspetto vegetativo (non sottomesso alla volontà) della vita di un individuo. (Squatrito, 2002). Stimola la quiete, il rilassamento, il riposo, la digestione e l'immagazzinamento di energia.                                                    

 

Predominanza del sistema nervoso simpatico

Qualora l’attivazione del sistema nervoso simpatico predomini (simpaticotonia),  la respirazione che si nota è:

  • Accelerata o affannosa.

Sotto l'effetto di uno stress intenso il cuore, le pulsazioni e i polmoni accelerano. Si notano i  movimenti della parte superiore del torace. Può portare a fenomeni di iperventilazione, vertigini, senso di soffocamento ed in casi estremi a svenimento.

  • Interrotta o irregolare.

Si trattiene il respiro come a voler restare nascosti ed immobili e le reazioni fisiologiche possono portare ad eccessiva rigidità muscolare ed in casi estremi anche qui a  svenimento. (Stevens, 2008).

 

Predominanza del Sistema nervoso parasimpatico

Se d’altra parte il sistema nervoso parasimpatico è maggiormente predominante (vagotonia), la respirazione che si nota è:

  • Diaframmatica profonda.

Si ha in condizioni di non allarme, serenità, benessere. Una volta ripristinata si osserva abbassamento della Fc, diminuzione della sudorazione, scioglimento di tensioni e rigidità, sensazioni di ammorbidimento, tranquillità e benessere, si interrompono i movimenti di agitazione, si spianano i tratti del volto, si innalza la temperatura periferica. (Stevens, 2008).

 

Ventilazione forzata

Come accennato in precedenza, la respirazione può essere utilizzata come mezzo per influenzare positivamente il sistema nervoso e di conseguenza numerose funzioni volontarie. Il reclutamento attivo di alcuni muscoli, soprattutto gli addominali, permette in un certo senso, attraverso il soffio lungo e prolungato, di invertire l’abituale meccanica respiratoria, rendendo attiva la fase espiratoria e passiva (semplice ritorno elastico) la fase inspiratoria.

Muscoli che intervengono nella ventilazione forzata in espirazione:

  • Intercostali interni
  • Parete addominale (retto addominale, obliquo esterno ed interno, trasverso).

Per completezza di seguito vengono riportati anche i muscoli che si contraggono durante una inspirazione forzata. (Per esempio dopo uno sforzo estenuante come una corsa veloce).

Muscoli che intervengono nella ventilazione forzata in inspirazione:

  • Muscoli accessori: scaleni e piccolo pettorale
  • Sternocleidomastoideo.

Riassumendo

  • La postura è espressione della nostra storia personale.
  • Una buona postura implica il mantenimento della posizione eretta senza sforzo,sfruttando l’allineamento delle articolazioni e una massima disponibilità al movimento.
  • La posizione in piedi comporta dei compensi lordotici e il corpo è schiacciato dalle tensioni muscolari.
  • Quando alcuni distretti corporei sostituiscono il lavoro che dovrebbe svolgere la muscolatura del centro del corpo insorgono sensazioni di sforzo.
  • La postura diventa più efficiente attraverso la consapevolezza dei propri schemi disfunzionali e l’apprendimento di nuove organizzazioni che aumentano il patrimonio senso-motorio.
  • Una volta ritrovata la normale morfologia attraverso l’allungamento globale attivo e la respirazione, l’efficienza aumenta di conseguenza.
  • Respirare è un’azione sia involontaria sia volontaria.
  • Il diaframma è il muscolo principale che va mobilizzato.
  • La respirazione è strettamente connessa alla nostra postura e alle emozioni.
  • La ventilazione forzata aiuta a ristabilire il rapporto tra le tensioni muscolari, ripristinando un equilibrio anche a livello nervoso.

 

Bibliografia

  • Di Prampero, P.E., Veicsteinas, A. (2002).  Cap. 12, Polmone. In Fisologia dell’uomo. (pp.327-332). Ed. edi-ermes
  • Cittone, J.M.(1999).  Estratti dal trattato “Metodo Mézières”. Enciclopedia Medica Chirurgica E.M.C. Kinésithérapie, Médicine physique, Réadaptation, 26-085-A10.
  • Cancedda,M. (2007). Postura funzionale e dinamica con il metodo Feldenkrais.   Chinesiologia n.2, art.2
  • Squattrito, S., Ruggeri, P. (2002).  Cap. 3-4, Anatomia funzionale e organizzazione del sistema nervoso vegetativo-Sistema nervoso vegetativo. In Fisologia dell’uomo. (pp.97-121). Ed. edi-ermes
  • Cordova,A., Navas, F. (2000). Fisiologia deportiva. Colleccion Biomedica Aplicada Al Rendimineto Deportivo. Ed: Gymnos Editorial Deportiva.
  • Feldenkrais, M. (1991). Il Metodo Feldenkrais. Ed.: Red, Milano.
  • Mézières, F. (1967). Ritorno all’armonia morfologica con una rieducazione specializzata. Su nuove nozioni ricostruiamo la cinesiologia. Ed.: JMC Formations.
  • Dinelli, E. (2013). Un nuovo approccio al riequilibrio posturale nella pratica sportiva. Chinesiologia n.1, art.5.
  • Cancedda, M. (2002). Rieducazione vertebrale-Metodo Feldenkrais. Ed.: Il Ginnasio, Genova.
  • Rispoli, L., Di Nuovo, S., Genta, E.(2000). Misurare lo stress. Il test M.S.P. e altri strumenti per la valutazione integrata.  Ed.: linea test.

 

Sitografia